Ma te lo ricordi Woodstock?

15 agosto

Bethel, New York. “Aquarian Exposition: 3 Days of Peace & Music”

Woodstock iniziò così. Una parentesi di oblio nell’America del Vietnam.

Oggi fa 50 anni. E non c’è immaginario collettivo che sia mai stato più riempito da tanta suggestione.

Dicevi Woodstock ed era l’America!

Gli Hippyes, l’età dell’Acquario, Jimmi Hendrix, il fumo, il sesso libero, la pioggia. Capelli ricci, vestiti colorati, bandane, corpi nudi. CHe magari, in fondo, poi non saranno stati tutti ribelli, magari c’era  anche gente “normale” che pensava solo di passare due giorni d’agosto in una spianata, per ascoltare musica. Ve lo ricordate Hair? Ecco…quella roba lì…

Nei giorni che avevano preceduto il concerto nulla lasciava presagire quello che sarebbe accaduto. Centinaia di migliaia di persone…una folla che dall’America muoveva verso quei campi ….

Joan Baez, incinta di sei mesi. Carlos Santana,  Canned Heat Grateful Dead i Creedence Clearwater Revival.  Janis Joplin,  Sly and the Family Stone, gli Who , i Jefferson Airplane. E poi Joe Cocker, i Ten Years After, The Band, Johnny Winter, Crosby, Stills, Nash & Young fino al gran finale, alle 9 del lunedì mattina davanti a quelli che avevano resistito fino ad allora…30mila persone. Il concerto di Jimi Hendrix, vestito con la giacca bianca con le frange e la fascia in testa, diventò il più famoso di tutti, entrando nella storia della musica e della cultura popolare del Novecento. In particolare per la celebre versione dell’inno americano suonato con la chitarra elettrica, imitando i suoni delle bombe sganciate sul Vietnam.

50 anni sono una vita  e chissà di quell’immaginario collettivo cosa è rimasto!

Woodstock in fondo fu solo un concerto, con dei bravi organizzatori, un ottimo impianto acustico, e tanta tanta gente che da tutta l’America, si riversò a Bethel, uno di quei riti collettivi che all’improvviso prendono vita e a cui non puoi mancare.

Poi il potere della musica ci ha messo dentro il mito, la rottura degli schemi, la lotta contro il potere precostituito e la spregiudicatezza dei vent’anni!!!

Perché diciamocelo, ci vogliono  20 anni per poter stare due notti all’aperto e dormire come capita tra mille e mille persone per ascoltare musica ininterrottamente per tre giorni, fossero anche quelli che stanno scrivendo la storia della musica.

E poi il sesso, i capelli ribelli i vestiti hanno finito da tempo di essere segno di ribellione. Almeno esteriormente certe battaglie sono state acquisite. Anche se la lotta contro i pregiudizi e gli stereotipi  nel suo eterno presente è dura a morire.

Sono contenta che non ci sia stata una Woodstock celebrativa, perché certi miti non puoi evocarli, esistono solo perché incastonati in quello spazio tempo che li ha resi eterni e il cui racconto negli anni è stato funzionale a quel grido che diceva Freedom.

Libertà.

Oggi se pensi a questa parola in fondo non è a  Woodstock che pensi d’istinto. Mille e mille altre immagini negli anni hanno preso il suo posto per evocare quel concetto ancora fragile e mai abbastanza difeso.

E’ così che va il mondo, la a storia supera se stessa e viene quasi sempre superata in fretta.

Quello che resta sullo sfondo è il tema di sempre,  il potere precostituito e la forza necessaria del dissenso.

Machecchè né dicano i nostalgici non ci sarà  concerto alcuno che potrà chiarirlo, perché sarà sempre il racconto che ne faremo a posteriori che potrà essere funzionale all’una o all’altra posizione ….