imageL’altro giorno ho ricevuto un messaggio da un amico. Inaspettato. Commovente. In viaggio verso Cracovia aveva sentito l’urgenza di condividere con me un ricordo di tanti anni fa…16 per l’esattezza. Commovente non solo per le parole rivolte al mio indirizzo, ma perché a volte i sentimenti che gli altri provano verso di noi sono necessari per dare a noi stessi la possibilità di ri-conoscerci, di ri-scoprirci, sì…anche percepirci.

Furono giorni intensi quelli che condividemmo. Eravamo in tanti con una idea precisa di comunità. A Frosinone ne ospitammo 5000 di francesi per una intera settimana, coinvolgendo una intera provincia, amministrazioni scuole trasporti (in parte venivano dalla Diocesi di Rouen…poi dice la cronaca di questi giorni..).  Organizzammo il loro pernottamento, i loro pasti, i loro trasferimenti e la loro partenza alla volta di Roma. Noi partimmo in 500. Tanti.

Ancora oggi, là a Cracovia,  sono in tanti. Giovani con una idea  di comunità. Li guardo da lontano e riconosco anche solo da una foto l’entusiasmo e il senso di quell’esserci.

Sono sensazioni che resteranno a vita. Sotto la scorza forse indurita dagli anni e gli errori di valutazione che costellano il percorso di chiunque nella vita provi a fare qualcosa …

Se il paragone non suonasse pretenzioso, forse oggi mi sento più vicina alla solitudine di un Papa che entra da solo nel campo di sterminio e lì si ferma in silenzo, che non ai canti e ai balli di migliaia di ragazzi da tutte le parti del mondo. In fondo quella solitudine e quel peso molto spesso li ho provati anche io in questi ultimi anni, ogni volta che nel mio ruolo non sono stata in grado di dare risposte immediate al disagio dilagante, ogni volta che non sono stata capace di costruire un “ponte” tra diverse posizioni. Ma credo che quel che conti è non abbassare mai lo sguardo e la tenacia nel pensare che bisogna continuare a provarci…perchè arrendersi significherebbe privare quel disagio di una voce in più …

Ricordo di quei giorni il senso di comunità, condiviso con molti …tanti…E ci penso ancor di più di fronte alle polemiche di una piccola tendopoli allestita a Frosinone, in questi giorni, per ospitare in emergenza 23 profughi in attesa di trasferimento presso altre strutture. Mi viene facile il collegamento tra tenda e comunità. Non c’è infatti comunità che prescinda da una tenda…e il richiamo non è solo biblico (il libro è quello del’ Esodo v 40…poi dice le coincidenze!!!!) … dagli scout ai collettivi, passando dalle vacanze a fine anno con gli amici del liceo, il senso più profondo di quelle esperienze è passato dalla condivisione di una tenda 😊…

Ad oggi sono 800 gli attuali profughi ospitati nella provincia di Frosinone. So bene cosa significhi in termini logistici, organizzativi, di impatto sociale e soprattutto per i livelli istituzionali coinvolti.

Ma provando a spostare il piano della discussione, un piano più semplice ed intimo, mi chiedo dove è finito quel senso e quello spirito, mi chiedo se l’assuefazione virtuale ci abbia fatto dimenticare  cosa significhi confrontarsi con la realtà, percepirla, toccarla e al netto di tutte le problematiche che riguardano il tema importantissimo e delicatissimo dei rifugiati, alla fine mi chiedo se il guardarsi negli occhi non valga più di qualche titolo stravagante…a guardarsi negli occhi la paura passa, le sfumature si colgono meglio, ci si possono raccontare anche bellissime storie di integrazione, a guardarsi negli occhi si smontano le leve di chi sulla paura vuole costruirci il suo consenso…e a guardarsi negli occhi quelli di Casa Pound manco ci sarebbero arrivati davanti al MTC  …saremmo stati di più noi …

ps

Con chi ha organizzato quella tendopoli al MTC abbiamo trascorso una nottata intera a montare transenne ai Cavoni …era una notte di 15 anni fa…anche quello resterà un ricordo indelebile…ti voglio bene Rugge’…