imageBolaño? Il realismo magico? le parole si susseguono veloci in questo racconto breve; Sebastián Urrutia Lacroix racconta la sua notte, buia come possono essere le notti di chi non sceglie, guarda, sa e non parla, continuando a muoversi in superficie come se i prigionieri incatenati nelle stanze sotteranee, i letti spogli, il ferro arruginito, le latrine, le torture non siano cose che riguardano una coscienza civile;
Neruda canta alla luna i suoi versi, la letteratura si nutre nei salotti bene e il Cile vive la sua notte più lunga;
ma non è la storia ad incatenarti alle pagine veloci di questo racconto, sono le parole, l’uso che ne fa Bolaño…leggerle è come salvare la pelle senza rinunciare alla poesia (ma quest’ultima frase non è mia)

(dalla mia biblioteca su Anobii- letto per la prima volta a gennaio 2010, riletto in questi giorni)