bump-foto-di-frankie-hi-nrg-mc-660x440C’è una scena nel film C’eravamo tanto amati (film che amo), che ricordo ogni qual volta nella vita mi capita di rompere uno schema. Ed è quella in cui Nino Manfredi prende a pugni un attonito Vittorio Gasmann al grido di “e se semo stufati de esse boni e gentili!!!”

L’ho sempre vista come la scena madre del riscatto degli onesti, dei responsabili, che dopo anni e anni in cui hanno sopportato con dignità, alla fine sbroccano proprio per non vedere calpestata fino in fondo quella dignità.

Ecco mi piace pensare che nel variegato panorama politico che l’Italia ci offre, oggi, in queste ore, in questi giorni, stia accadendo proprio questo. Il coraggio del dissenso. La sinistra riscopre se stessa e da battaglia, da più latitudini, per un percorso più ampio e utile ai cittadini. Non luoghi chiusi in cui parlare solo della propria identità, di quello che si dovrebbe fare e che non si farà mai. Né prigionieri di leaderismi.

L’ho ribadito questa stamattina alle tante persone intervenute all’assemblea territoriale di Sinistra presso le Officine Utopia.

La società a cui ci rivolgiamo ha bisogno di visioni e di prospettive, di idee ma soprattutto della loro concreta realizzazione. Se la politica si chiude in un orizzonte ristretto abdica il proprio ruolo e non solo non è in grado di intercettare le richieste, ma neanche di elaborare le risposte.

Io l’ho sempre pensata così. La politica è cambiamento, è campo del conflitto e diventa buona politica se agisce in quel campo per mediare e cambiare in meglio la società. Senza questa prospettiva è inutile e dannosa.  E un anno e mezzo fa in molti facemmo una scelta chiara, dettata da una spinta comune: ritornare alla politica bella e vera, quella capace di ascoltare ed essere vicina ai deboli, alle persone comuni. Una politica inclusiva, aperta a chi avesse voglia di aprire le proprie porte eliminando gli steccati ideologici.

Ma da subito è stato chiaro che il percorso di Sinistra Italiana (già dal nome)  non portava in quella direzione, fin da quando al Quirino prima e a Cosmopolitica poi, qualcuno ha fatto prigioniere, tra i tanti,  le mie idee e il mio entusiasmo. Più di qualche volta mi sono detta ma dove cavolo sono finita!!! Non nego la delusione, il senso di frustrazione e anche oggi in molti ci siamo detti che  avremmo dovuto ribaltarlo fin da subito quel tavolo …ma non lo abbiamo fatto. Per mille e più motivi. A ripensarla oggi, mi verrebbe da dire attoniti, increduli nel vedere  quanto entusiasmo stavamo gettando via. Pensavamo: no, ci sarà un modo, sarà diverso, non sarà sempre così rancoroso, inutile, buio…Pensavamo di dover essere responsabili nei confronti di una promessa che avevamo fatto a noi stessi e a molte  e molti altri. L’abbiamo chiamata Responsabilità. In realtà era un vicolo cieco.

Quella responsabilità invece oggi noi ce la riprendiamo tutta.

Non ci interessano le posizioni congressuali o collaborare a una “cosa rossa” che nasce senza un’ispirazione alta. La politica oggi non è più questa. 
A chi dice che vogliamo fare la stampella del PD, rispondo che la politica non è una semplice dichiarazione di buoni propositi, la politica è la capacità di trasformarli in azione. E questo si può farlo se si ha una cultura di governo, senza infingimenti. 

Faccio l’esempio della mia esperienza da consigliera regionale, in una maggioranza allargata di centro-sinistra siamo riusciti a indirizzare meglio leggi ed interventi, anche insieme a colleghi del PD. Parlo ad esempio dell’ultima legge di bilancio, dove siamo riusciti ad inserire un intervento immediato sulla rigenerazione urbana da contrapporre ad un Piano Casa che fino a poco tempo fa tutelava solo gli interessi di alcuni. Un piccolo esempio che dimostra come possiamo essere protagonisti ed incidere sul futuro dell’Italia e della nostra provincia, e non adottare un atteggiamento minoritario che impedisce qualsiasi azione realista.
E partendo proprio dalla realtà, con Luigi Vacana consigliere provinciale stiamo già lavorando alla creazione di un osservatorio sulla legalità che dopo l’incendio alla VDC diventa ancora più urgente. Questa è una cultura di governo che dovrà restare in linea con le nostre idee e aspirazioni.
Quindi? La parola d’ordine è rimanere in campo, sostenere con orgoglio una politica di sinistra basata sulle IDEE vincenti e praticabili.

Non abbiamo bisogno di circoscriverci, ma di coinvolgere più persone e personalità possibili per affrontare insieme opportunità e problemi, sulla sanità, sul lavoro, sullo sviluppo.

E dalla provincia di Frosinone partiamo subito con un’agenda di programma,  che oggi abbiamo fissato in quattro punti. Lavoreremo su due fronti, quello più strettamente politico per dare il nostro più ampio contributo alla discussione generale  in atto per la formazione di una forza di governo e di sinistra plurale, e sul territorio con tre iniziative specifiche.

Noi siamo tra le persone, tra la gente, e con loro, ognuno nel proprio ruolo, lavoreremo per rendere questa provincia più forte e fiduciosa verso il futuro.

Fiducia, sembra una parola sconveniente da utilizzare associata alla politica, ma noi abbiamo questa assurda pretesa di pensare che questa sia la battaglia principale, riconquistare la fiducia delle cittadine e dei cittadini a viso aperto e a mani nude.

E sono certa che in questo percorso, azioni concretezza e fiducia, saranno in tanti ad aggiungersi, anche chi oggi ha scelto strade diverse.