imageIl disincanto la fa oramai da padrone. E non è stato facile stringere i denti in questi lunghi lunghissimi mesi, in cui sembrava che l’intuizione iniziale di un’area progressita a sinistra si fosse definitivamente smarrita tra radicalismi e vecchi paradigmi. Un anno e mezzo fa…tanto è passato…da quando ho deciso, uscendo dal PD renziano, che doveva esserci per forza un altro modo, un’altra strada.

Mi va di ricordare oggi quanto scrivevo nel 2015

“Qui c’è un futuro da inventare, un presente da interpretare e non abbiamo uno straccio di Sogno che faccia battere il cuore, macinare chilometri, cavalcare notti e giorni tra la gente, a mani nude, a parlare e a spiegare cosa vogliamo fare INSIEME.
Un SOGNO, questo chiedo, questo chiediamo in tanti, un SOGNO che aggrappi l’anima e ridia fuoco alla speranza, che non si costruisce a tavolino, non sta nei manifesti di intenti, nelle conventicole atte alla conta. Un sogno che preceda la concretezza. E questa roba sfugge alle organizzazioni strutturali di partito, questa roba sta nell’aria, nel sentimento delle persone, nella nostra capacità di farcene custodi e d interpreti. Non è più tempo, e forse non lo è mai stato, di testimonianza. La politica ha senso se cambia le cose o almeno prova a farlo. Per il resto è solo vecchia politica…ma non è quella per cui mi sono messa in gioco…io e tanti come me…”

Ora credo davvero che quel tempo sia arrivato…