CY-TWOMBLY_4So bene che ciascuno di noi, da fronti diversi, ha vissuto lo smarrimento politico di questi ultimi tempi.

Diciotto mesi fa, quando io feci la scelta di lasciare il PD, nell’aria si respirava già la necessità di un orizzonte politico ampio, visionario, coinvolgente. Ma non siamo riusciti ad interpretarlo. Ci siamo persi negli schemi consolidati, abbiamo lasciato che le prassi oramai logore prendessero il sopravvento.

Ma l’orgoglio, la tigna e il coraggio sono duri a morire (e aggiungerei per fortuna!) e non abbiamo, mai, neanche per un secondo, smesso di credere che ci fosse spazio per una politica pronta a cogliere il senso della storia, della vita quotidiana di uomini e donne.

Quello a cui siamo chiamati non è la costruzione di un partito, né una nuova ripartenza, ma semplicemente continuare il cammino e farlo con una “visione” della politica o meglio una modalità dell’agire politico.

La sfida non è sulle idee o sui programmi, quelli con un po’ di buon senso sappiamo farli tutti. La sfida è sul modello per realizzarli.

Abbiamo tanto da fare, non sarà semplice ma sarà sfidante.

Ricostituire una connessione politica sentimentale che tolga di mezzo i pronomi possessivi, (ritengo infatti che non esistono “miei” e “tuoi” in riferimento ai singoli che si impegnano quotidianamente in politica), dovrà essere il primo passo.

Il secondo sarà aprirsi a tutti coloro che già sono sul campo, che fino ad oggi in assenza della politica hanno trovato da soli soluzioni e risposte. Associazioni, organizzazioni, donne e uomini che spingendo sull’innovazione sociale hanno trasformato in valore ciò che già c’era. Sono in tanti. Con loro dovremo creare un canovaccio nuovo che ci tenga tutti insieme, in una modalità trasversale, operativa e progettuale.

Solo così potremo affrontare le tante sfide, lavoro, crescita, competitività, per ridare alla nostra provincia una identità e soprattutto il riconoscimento del suo pieno valore.