Frosinone al voto. Uno dei 700 comuni al voto.

Per convenzione e ruolo dovrei fare un appello. Dovrei invitare non tanto i già convinti, ma quelli meno o comunque totalmente sfiduciati.

Ma la campagna elettorale si è conclusa ieri sera, e quindi non posso perché starei ampiamente fuori dalla fascia consentita…

Due cose però me le fate dire? No perché al di là del rancore, dell’ arroganza,  il senso più diffuso che mi ha colpito è quello di uno sgretolamento,  ed è difficile allora che slogan e proclami siano sufficienti.

Un po’ come se Frosinone, nel suo essere capoluogo di provincia, fosse diventato anche il simbolo dell’affanno della politica in questi ultimi tempi ad interpretare il cambiamento in atto.  Si, certo le chiusure in piazza, i programmi, i temi, le battute…ma è come se gli schemi a disposizione non siano più sufficienti a far ripartire l’afflato collettivo.  Perché, chi si è logorato nel corso del tempo non può metterci la faccia, ed anche ogni pretesa di freschezza ed originalità in fondo è risucchiata dalla sfiducia imperante.
(A me sta cosa dell’afflato collettivo piace un sacco…ha a che fare con lo slancio, la tigna, la responsabilità congiunta, il cercare ciò che unisce, la difficoltà e la fatica di stare insieme, dentro le cose con la pretesa di cambiarle e di indirizzarle. )

E allora forse ha fatto bene Fabrizio, a mollare tutti e magari quelle due chiacchiere scambiate dietro il Matusa, qualche mese fa hanno contribuito all’ispirazione…

Ha fatto bene a mollare gli schemi, a mollare le sigle, a mollare i “big”. Ha fatto bene a mollare partiti e movimenti e a parlare di coalizione di centrosinistra. Ha fatto bene a delineare e denominare un campo comune senza possibilità di contese e pretese. Ha fatto bene a guardare le persone negli occhi una ad una, le persone, la realtà spesso dimenticata o nascosta come la polvere sotto il tappeto. Ha fatto bene  a parlare a ciascuna, a recuperare il cuore. A prospettare una dimensione.
Cosa accadrà ce lo diranno le urne domani sera.

Cosa dovrebbe essere sta nell’impegno di ciascuno di noi a far emergere i valori in comune piuttosto che le differenze. (Cit.)

Quello che potrebbe essere sta in quel modello Lazio che in questi anni ha dimostrato che, quando le forze progressiste sono unite, possono arrivare importanti risultati sulla sanità (assunzioni, nuove strutture, investimenti) , sul sociale (nuova legge sul welfare, oltre 500 mln di euro investiti) , sul lavoro (politiche attive per l’area Frosinone – Rieti – 25 mln sul microcredito) e sul sostegno ai più deboli (piano povertà da 7 mln, piano contro la violenza sulle donne) .

Resta ancora tanto da fare ma sono sempre più convinta, a quattro anni e spicci dal mio primo “partecipa condividi progetta”, che la strada giusta passa dal cuore delle persone.

L’augurio più bello l’ho letto sulla bacheca di una mia amica e ne prendo in prestito alcune parole per farne uno mio a Frosinone:

Ti Auguro di veder realizzato il cambiamento prospettato, sognato, progettato e che a regalarti tutto questo possa essere una sinistra-centro matura, coesa, responsabile, entusiasta, solida, generatrice. E che siano le persone a chiederlo.

db