(Ndr Quello che state per leggere è un post politico)

Vabbè! Ci siamo ribellati, ci siamo  arrabbiati, ce ne siamo andati, ci siamo separati, ci siamo rinchiusi, poi ci siamo aperti, poi ci siamo ritrovati ma mezzi litigati, poi abbiamo fatto pace ma con i distinguo, però stiamo insieme, ma comunque manco più un like sulle bacheche sennò pare che poi cedo un po’. Dice che oggi è pure la giornata del bacio e si sa, ogni bacio non dato è un bacio perduto, ma questa è un’altra storia. Tornando a noi……la politica…una serie infinita di maschi a condurre il gioco atavico del chi ce l’ha più lungo (sic!!!), la chiamano politica, ma la prova di muscoli che fa correre il testosterone molto spesso lascia inerme la testa, e così quello che pareva banale nella sua ovvietà  e cioè lasciare larga la strada per percorrerla tutti insieme pare che adesso sia la ricetta giusta.

In questi ultimi due anni una sequela infinita di “avanti così”, “daje”, “è ora”, ha sancito entusiasmi, definito fortini, riacceso  speranze disperate che erano collassate. Una schiera di talebani , come nel gioco dell’oca, pronti a ripartire dal via senza capire che bisogna ribaltare il cartellone e lanciare i dadi fuori dal percorso, perché nel frattempo il mondo è andato oltre parco delle vittorie e stazione nord.

Quando m’hanno buttato nella mischia, 5 anno fa,  mi avevano detto che il punto di forza di questa avventura, sarebbe stato proprio lo sguardo aperto sulla società in cambiamento, se ci ripenso sembravamo, noi i 10 del listino del Presidente,  i dieci dell’ave maria in missione per conto di Dio…l’intuizione era giusta sebbene sia stato come gettare dieci pesci rossi in una vasca di piranha, …anche se è proprio in questa sproporzione che la  sottile vena della sfida ha pulsato per mantenere alta l’asticella e non farsi divorare dai meccanismi logori. (Bada bene, parlo della sfida non tra società civile e politica, ma tra buona politica o cattiva politica. Perché la prima contiene in sé sempre tutti i livelli del consesso sociale, laddove la seconda si fa gli affari suoi). Ho aspettato tutti questi mesi, aspirando ad altro oltre il destino  delle etichette e il rincorrersi  di nomi e sigle.

E ora che siamo più o meno tutti d’accordo sul fatto che le attuali categorie che abbiamo a disposizione non sono più sufficienti a contenere il cambiamento, spero che usciremo da questa centrifuga impazzita. Se lo dice pure Pippo non manca (quasi) più nessuno, (giusto giusto due estati fa ci facevamo una birretta al fresco di piazza di Pietra, una chiacchierata che alludeva al cambiamento in atto, poi è andata come è andata) (il testoterone appunto).

Perché poi alla fine la politica che vogliamo interpretare deve rispondere a quesiti concreti che hanno a che fare con esigenze concrete: rapporti con l’europa, lavoro, sviluppo, ma tutto rapportato di scala al buon funzionamento delle cose e a rendere più facile la vita  delle persone .  Non macrotitoli da tesina universitaria, nozioni snocciolate per fare bella figura con i professori, ma percorsi concreti e definiti. E i rapporti di forza che stiamo delinenando in questi lunghi mesi a questo devono servire, a indicare con precisione quei percorsi per dare con certezza quelle risposte. Nient’altro!

Dice: e chi guida l’avanzata? ecco…mettiamola così… Fa caldo, non state a fa’ come l’ultimo vietcong, non vi fossilizzate, non fate i rancorosi, abbiate fiducia, siate generosi, non state sempre a rosica’, state tra la gente, siate liberi e soprattutto …e se potete… baciate di più …

 

ps

Ho scelto come immagine il bacio di Lonak. La mega opera di street art dell’artista croato che da un giorno all’altro ha proiettato la città martire di Cassino, nell’olimpo dell’arte urbana internazionale, e che ora rischia di andare persa. L’ho scelta perché è un esempio di come si conducono le discussioni in questo paese…ora che l’acqua di trasudo dai piloni che sorreggono la strada, corrode l’immagine, la discussione pubblica ancor prima di farsi carico della soluzione, è tutta concentrata a dare sfogo  alle recriminazioni…peccato perdere un bacio così