Photo by Simona Ghizzoni

Oggi abbiamo deciso di liberare Wanda. É oramai quasi sei anni che nuota avanti e indietro in una vaschetta, da sola, dopo aver pianto la scomparsa del compagno Pietro che se ne é andato oramai due anni fa.

Eravamo seduti tutti e tre e l’abbiamo guardata…quell’andare su e giù giù e su senza sosta ci ha intristito e così sabato prossimo la libereremo nel fiume. Ale ha avuto un picco di egoismo resistendo all’idea, ma poi si é convinto che fosse la cosa migliore. Wanda é arrivata a casa qualche giorno dopo che i miei i figli sbarcarono dalla Siberia…fu un gesto simbolo, un canale di contatto, accudire per lasciarsi accudire…brevi storie di amore.

E così dunque anche per Wanda é arrivata l’ora di nuotare in acque più grandi.  Fa parte della routine della vita, ad un certo punto bisogna evolvere per non involvere. Un po’ come in questi tempi grami che stiamo attraversando.

Ci sono due articoli che oggi, giornata di letture domenicali, hanno attratto la mia attenzione, una riguarda il fatto che nella lista delle città che un trentenne sceglierebbe per vivere non ce ne sia neanche una italiana, l’altra rimanda ad un libro che mi sono ripromessa di leggere e che descrive, nelle categorie delle classi sociali, l’avanzata  della classe aspirazionale, una nuova categoria sociale unita più da una sensibilità etica ed estetica che da parametri economici. Come a dire che basta condividere  elementi valoriali per abbattere la distinzione tra classe e censo e così la sola aspirazione é sufficiente per dare un senso di appartenenza. Insomma una gran trappola.

La sintesi é solo una, non agganciamo più la realtà e il paese lentamente scivola verso il basso, tanto da non essere più neanche attrattivo per un trentenne che di questi tempi cerca città dove sperimentarsi, dove inventarsi un futuro, dove misurare l’efficacia di un welfare state, in una parola città belle, veloci, a misura di… e con politiche al passo…

Me ne parlava ieri sera Francesco, un avvocato poco più che trentenne, non ha scelto di fare la professione, ma ha fondato una impresa no profit che ora ha varcato i confini internazionali e intercontinentali. In questi ultimi anni é stato in Portogallo per seguire un’altra sua creatura, letteralmente sulla cresta dell’onda perché si occupa di surf. Mi ha raccontato come ha visto quel paese uscire dalla crisi, mi ha raccontato la rinascita di Lisbona, le politiche sulle start up,che sono state messe in campo, le politiche di defiscalizzazione, il coraggio della politica di trasformare siti industriali dismessi in hub per l’innovazione. (Mentre racconta con la luce negli occhi quello che ha visto, a momenti mi strozzo con  una nocciolina che mi va di traverso, ripensando alle cose di casa nostra, la fatica fatta per costruire l’ipotesi di una riconversione industriale di un grande sito in un hub innovativo e la delusione  di vederla piegata alle logiche miopi di una classe dirigente vecchio stampo. Senza coraggio..)

(chi arriverà ad offrirci un percorso alternativo?)

Francesco mi dice che a settembre torna, le sue cose puó seguirle anche da qui, e vuole dare una mano…dice che lui e i suoi soci hanno sempre guardato con distacco alla politica, ma ora sono convinti che sia ora di mettersi a disposizione…mi viene voglia di abbracciarlo…perché la politica riguarda la vita di tutti i giorni, i nostri sogni, quello che vogliamo, quello che possiamo ottenere e quello che desideriamo per gli altri. (Non lo dico io lo dice Corbyn). E sapere che arrivano energie nuove a consentire di riprendere fiato quando l’entusiasmo arranca, mi dà speranza.

Ecco chiunque si sta offrendo per indicare la strada di un percorso alternativo, deve rifuggire dalla tentazione politica di un qualsiasi momento fondativo, (tanto caro a sinistra) e dovrebbe invece interpretare questo tempo confuso che sfugge alle coordinate di vecchio e nuovo, dandosi come unico compito quello di abbattere le contraddizioni e di ridare il senso di una promessa.

La politica ha bisogno di una lirica nuova, non più di prove muscolari. La realtà sta cambiando.

La settimana scorsa ero in strada in mezzo a seimila persone, si manifestava in una cittadina della provincia di Roma cuore di una valle deturpata, ero lí per ascoltare e capire il senso di una grande partecipazione che solo dieci anni fa in questa terra sarebbe stata inimmaginabile … Sapevo che la mia presenza avrebbe destato più di qualche polemica, ma sono sempre andata oltre gli stereotipi e nonostante gli strali sapevo che il mio posto era lì. Mi dispiace per chi non c’era, perché quella di sabato scorso è stata una grande lezione.

Il mondo non aspetta più che qualcosa venga imposto dall’alto, ma si fa strada una sorta di patto sociale, condiviso dalla maggioranza,  non c’è più niente da delegare, il senso di marcia non è più obbligatorio e l’illusione del benessere non inganna più gli sguardi. (Cit.)

Ecco chiunque voglia mettersi alla testa di questo percorso alternativo deve confrontarsi con tutto questo perché  è stata declamata la fine di un modo di vivere che cupamente accetta povertà, sofferenza e disperazione.

Intanto vanno avanti le prove di intesa…anche da Reggio Emilia, dal politicamp arrivano notizie,  l’unica cosa certa è che ogni discussione deve ritrovare al più presto il carattere della concretezza e della credibilità. E per non restare imprigionati in una vaschetta a fare su e giù bisogna al più presto mettere in campo il coraggio  e provare a nuotare in acque più grandi per non involvere…perché le persone dettano la linea, la realtà bussa alla porta,  e bisogna abbattere al più presto le distanze…

…  without people you are nothing