Ecce Homo

Mark Wellinger, Ecce Homo 1999-2000

Di province dell’impero è piena la storia. Al tempo della nascita di Gesù, per esempio, i Romani avevano stabilito in Israele un sistema governativo costituito da amministratori romani e zelanti leader locali che si adoperavano affinché Roma potesse detenere il proprio potere e mantenere stabili i propri equilibri.

Rispetto al problema cruciale del rapporto con la dominazione romana divenne centrale la figura di Gesù e del suo gruppo di seguaci, che riuscì con fare critico a minare lo strapotere romano, divenendo la vera alternativa tra la ribellione e l’accettazione supina. I tentativi di ribellione schiacciati nel sangue – come quelli promossi dagli zeloti – con successive ondate di arresti e giri di vite nel controllo della provincia, dimostravano che la scelta armata era politicamente perdente, anzi inaspriva la repressione; d’altra parte accettare senza discussione il dominio straniero avrebbe significato probabilmente per il movimento di Gesù alienarsi le simpatie della popolazione, nella quale l’odio anti-romano era un sentimento radicato e diffuso.

Il movimento di Gesù dovette ad un certo punto impensierire il governatore della provincia che puntava a conservare buoni rapporti con gli occupanti Romani, e dunque cercava di scongiurare qualsiasi disordine. Davanti a questi forti interessi convergenti, il piccolo movimento venne schiacciato e Gesù stesso condannato a morte e giustiziato, in un anno imprecisabile tra il 26 e il 36 d.C., quando il governo della provincia era esercitato da Ponzio Pilato. Dal punto di vista dei Romani, si trattò di una banale operazione di polizia, simile a tante altre dell’epoca. Lo stesso Ponzio Pilato, per esempio, nel 36 disperse un altro gruppo di discepoli e questa volta procedette con tanta durezza che la cosa gli costò il posto e il richiamo a Roma da parte di Tiberio.

Ma la storia del cristianesimo era appena agli inizi.

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