Per capire l’atmosfera che in queste ore sta lentamente calando sulla città tu devi avere negli occhi e  nel cuore quella notte del 30 maggio 1984, altrimenti non puoi capire….

Era tutto pronto per la festa. Anche il concerto di Venditti, ma fu una partita strana. Sembrava dovesse essere la nostra notte. L’ arbitro svedese Fredriksson connazionale di Liedholm. La semifinale di ritorno con il Dundee che ci aveva fatto conoscere il calcio britannico. Non andò così…l’ arbitro non vide il fallo di Whelan su Tancredi che originò il gol di Neal, la Roma pareggiò con un’ azione Conti-Pruzzo, poi attaccammo fino all’ ultimo minuto dei supplementari senza trovare il secondo gol. I rigori andarono come andarono. Falcao si rifiutò di tirarlo, Conti e Graziani sbagliarono …i crampi di Cerezo…

34 anni fa…

Erano notti prima degli esami, di lì a due giorni diritto privato, Federico Moccia non era ancora nessuno, bastava Roma a raccontare la sua magia a quelli della mia età, che poi le sensazioni di quell’età passano indenni gli anni i secoli e saranno sempre le stesse perché sanno di entusiasmo, di rottura, di distacco, di avventura, di cazzeggio (segni che a volte permangono anche negli anni, eh non credere !) il fresco che rinfrancava dopo le giornate passate in casa, gli amici, il casino, la notte come frontiera oltre la quale potevamo essere tutto e il contrario di tutto, fuori dai rigidi dettami del perbenismo…
finì male…

Del tempo che è passato, degli entusiasmi, delle rotture, dei distacchi, delle avventure e di cazzeggio sono pieni questi 34 anni e questa serata che stà lì sullo sfondo di questo silenzio che sale, colmo di attesa, del boato che stringe la gola, a riscattare una sera, una notte…stasera ancora lì, sotto i tigli, con i cori della Garbatella a fare da sfondo e Ale e Tati accanto a me, dalla Russia con amore a tifare Roma come non mai…