Dei morti non parlo, degli sfollati, delle vite spezzate, di un città in ginocchio non voglio parlare. Pudore per il dolore. C’è solo tanto da fare
Aspettavo però la conferenza stampa di Giovanni Castellucci e di Fabio Cerchiai Ammnistratore Delegato e Presidente di Autostrade per l’Italia, conferenza convocata per il crollo di Genova che si è tenuta nel pomeriggio.

Conferenza attesa, vista l’ondata di notizie dei giorni precedenti, giorni in cui,  come penso molti di noi,  ho fatto le mie considerazioni mentre un governo populista cavalcava l’onda del disastro per fomentare la folla, cavalcare la paura, la rabbia, il dolore, trascinando al tappeto, con un enorme grado di approssimazione, un titolo azionario.

Ma le dichiarazioni (sulle quali ho il mio giudizio), sono passate in secondo ordine perché seguire la diretta dei commenti,  ha chiarito una volta per tutte quanto la maggior parte delle persone non sia più in grado di interpretare un discorso, ma agisca solo su istinti che sono stati artatamente fomentati nel tempo…

Epiteti, volgarità, rabbia, livore, un vomito livido, denso e senza sosta, a prescindere da quello che si stava dicendo, non una obiezione critica, non una argomentazione, ma solo un interminabile fiume di insulti, vendetta e richiesta di sangue. Richiesta di una testa, di un colpevole. Roba da arena.

Lo chiamano analfabetismo funzionale, che tradotto significa  parlare di quelle competenze necessarie per comprendere il senso di ciò che si dice e che sono basilari per la sopravvivenza del genere umano, non parliamo di competenze utili per un convivio all’accademia sella crusca! E non credo sarà difficile trovare un nesso di casualità tra questo e la comunicazione delle forze politiche che sono al governo  (vedi qui https://www.rollingstone.it/politica/la-bestia-ovvero-del-come-funziona-la-propaganda-di-salvini/420343/ ma ancora prima la piattaforma Rousseau).

Senza dover per forza ricorrere ad Umberto Eco e alla sua profezie, dico solo che non possiamo più permetterci di liquidare con il sopracciglio alzato un sistema di comunicazione che non ha nessuna attinenza con la politica.

L’ho scritto anche altrove.

Trascinare ogni discussione verso un giogo al ribasso, fake news, trolls… noi pensavamo fosse politica, invece è solo strategia…una involuzione antropologica che tira fuori i peggiori istinti bestiali, mentre un ministro alla fine della cerimonia funebre corre in avanti per cercare il consenso della folla, e per fortuna non ne trova granché  tranne una imbecille che davanti ad una bara si fa un selfie con lui.

Di questo dobbiamo tener conto, ogni ragionamento politico presente e futuro deve necessariamente  partire da qui.

Possiamo continuare ad inseguirli sul gioco a ribasso “ti revoco la concessione” “non puoi revocare la concessione”, “è colpa tua” “no sei tu che non l’hai voluto fare”… alimentando la rabbia, la folla che si divide, l’arena vogliosa di uno scalpo. Oppure, sobbarcandoci tutta la fatica di una opposizione seria e non stordita, ribaltiamo l’algoritmo e  ricominciamo dai  dati e dai numeri a cui bisogna dare riscontro e che si traducono in vite , in dignità, in rinascita. I 25,5 milioni di vetture che passavano dal Morandi ogni anno, circa il 30% del traffico in uscita da Genova. Le migliaia di pendolari che dal ponente ligure entravano in città ogni mattina e non hanno più vie d’accesso comode. Così come i camion delle merci che, viaggiando da Spagna e Francia, finivano con lo scaricare nel porto: 54mila posti di lavoro, 2,3 milioni di mezzi movimentati ogni anno, una produzione che solo per la Liguria vale 10,9 mld di euro l’anno. E i numeri legati al turismo che da solo vale il15% del pil. (cit.)

Ecco, nel  rispetto per le vittime, per gli sfollati, per le vite spezzate, per una città in ginocchio, fermiamoci a ragionare e smettiamola di pasturare la bestia.

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