Ma c’avete fatto caso? Sembra solo a me, oppure pare che quest’anno anche il rito collettivo degli auguri, delle parole spese per fare buoni propositi, per dirci promesse di giustezza solidarietà e amicizia, ecco anche quelle parole quest’anno paiono un po’ timide? Quasi che a vedere lo sfascio che c’è tutto attorno le parole appunto preferiscano restare da una parte, a fa solo capoccella, per non correre il rischio di essere mischiate alla enormità de fregnacce che girano.

L’ottimismo è il profumo della vita diceva un Tonino Guerra sornione qualche anno fa, ma sarà colpa della monnezza che ci sovrasta, dello sguardo obliquo di ministri e vice presidenti, del disvalore che avanza, pure l’ottimismo s’è rintanato da qualche parte che solo la lanterna di Diogene può’ essere utile per tirarlo fuori.

Insomma, si chiude un anno infame. Un anno che ci ha mostrato che tutto quello che di peggio potevamo aspettarci, è accaduto e accade.

La potrei buttare’ sulle considerazioni generaliste, sulla politica, sulle sconfitte, sulla promessa di una riscossa, di una ricostruzione, di un impegno. Potrei. Ma non lo faccio. Di questo se ne parlerà a gennaio.

E invece oggi mi va di stare sul personale, su questo anno che finisce, sul cambio di prospettiva che dal 4 marzo ha riguardato la mia vita. Su questa vita che mi da continuamente l’opportunità di guardarla da prospettive diverse, di  affrontarla a viso aperto nelle sfide che ho sempre combattuto, di seguire il solco delle cose in cui ho sempre creduto.

Quel 4 marzo che ha chiuso una esperienza istituzionale faticosa, coinvolgente, importante. Intensa al punto da divorare spazi, relazioni, tempo.  E mi ha riconsegnato alla quotidianità del mio impegno, del mio lavoro, ad una intensità meno divoratrice, ad un ritmo che concede spazi. La politica si fa in tanti modi.

Potrei raccontarvi di come continuo a sostenere il mio orizzonte,  ad occuparmi di valore sociale, anche se in veste professionale e nella dimensione di una sostenibilità non annunciata ma praticata.  Con il mio lavoro, negli ultimi mesi mi sono occupata di progetti tangibili, in cui tocchi con mano la risposta concreta ai bisogni degli ultimi e dei più deboli, ho visto nascere asili nido nei reparti di oncologia pediatrica dei maggiori ospedali italiani, ho visto dare vita al progetto del sistema di solidarietà nazionale del farmaco e il sistema di solidarietà nazionale del cibo. Un filo che tiene unite tutte le esperienze della mia vita.

E questo non fa che confermare quello che ho sempre sostenuto , e cioè che noi non siamo quello facciamo, non siamo il ruolo che abbiamo, ma facciamo quello che siamo.

Nutrirsi delle esperienze che si fanno, continuare ad impegnarsi per le battaglie che si è sempre portato avanti, non pensare che sia solo un cambio di ruolo a cambiare il passo o a far retrocedere rispetto agli impegni presi con un territorio, con le persone, ma anzi prendere dalle esperienze che si vivono gli spunti di innovazione e di pensiero per fortificare e dare valore aggiunto alle nuove esperienze che verranno.

E’ un po’ come mettere fieno in cascina in attesa dell’inverno che arriverà…

E allora i miei auguri quest’anno hanno solo questo da dirvi, sappiate attendere, e nel frattempo custodite e tenete a parte ciò che di valore e di significativo vi accade e contribuite a far accadere…perché arriveranno tempi in cui ci sarà bisogno di tutto ciò che di valore e di significativo abbiamo fatto e che può contribuire a cambiare il corso delle cose…e in fondo il Natale, se ci pensate, è la più straordinaria e intensa storia di attesa che mai sia stata vissuta…

 

Buon natale!!!